Nel cuore di Assisi per il nostro Ritiro di Meditazione

giorni di studio, pratica e incontri di pura pace

Ci sono luoghi in cui la spiritualità si respira nell’aria e Assisi è uno di questi: una terra sacra, custodita dalle benedizioni senza tempo dei suoi santi e di chiunque vi abbia cercato il sacro. È qui che si è svolto, dal 18 al 25 luglio 2026, il nostro Ritiro di meditazione, sotto la guida attenta della monaca Ciampa Tashi, del monaco Marco Castaldi e di Stefano Gaviglio, all’interno del percorso LamRim – La liberazione nel palmo della tua mano.

I loro insegnamenti, intrecciati alla pratica quotidiana, hanno accompagnato i partecipanti in un cammino di riflessione su ciò che passa e su come attraversarlo con consapevolezza. Il tema di quest’anno è stato l’impermanenza.

Un luogo di pace

L’Oasi del Sacro Cuore ci ha aperto le sue porte, tra ulivi, un bosco con querce secolari e le colline umbre a farci da sfondo, una lezione di vita e impermanenza già scritta nel paesaggio che ci circorda.

In questo luogo raccolto, tra il fruscio degli alberi, il canto degli uccelli e quello delle cicale, si è svolta la nostra settimana di ritiro.

L’Oasi del Sacro Cuore custodisce una storia speciale: nell’ottobre del 1986, accolse e ospitò Sua Santità il XIV Dalai Lama per la storica Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi. Oggi questa profonda spiritualità rivive nei passi dei pellegrini. La struttura sorge infatti a pochi minuti dal Santuario di San Damiano, dove Santa Chiara visse per oltre 40 anni, lambita dal cammino della Via Francigena. Un crocevia di fede e meditazione, perfetto per chi cerca pace e autentico raccoglimento.

Stare nel silenzio

Il silenzio è tornato a essere, come ogni anno, la cornice entro cui si è svolta la pratica: non un vuoto da riempire, ma uno spazio che permette di ascoltare con più chiarezza la propria mente.

Dentro questo spazio si sono alternati gli insegnamenti sull’impermanenza, la meditazione camminata come esercizio di presenza nel corpo e nel passo, e le sessioni di domande e risposte, momento prezioso in cui i dubbi e le intuizioni di ciascuno sono diventati materia di riflessione comune.
Le giornate si chiudevano con le dediche serali, offrendo i meriti della pratica al beneficio di tutti gli esseri senzienti e per la Pace.

Cammini di spiritualità: sulle vie di San Francesco e Santa Chiara

Martedì 21 luglio, nel pomeriggio, il ritiro si è aperto a due incontri interreligiosi che hanno intrecciato il tema dell’impermanenza con quello della vita e della compassione.

Appena fuori l’Oasi del Sacro cuore la strada sale fino a Porta Nuova, uno degli antichi accessi alla città. Da qui abbiamo raggiunto il Monastero di Santa Chiara, dove Suor Cristiana delle Clarisse ci ha parlato proprio dell’impermanenza nella loro tradizione, riallacciandosi alla tematica che stavamo attraversando nel ritiro.

Ci ha raccontato come San Francesco e Santa Chiara abbiano saputo congedarsi dalla vita dopo essersi riconciliati con essa e con tutta l’esistenza: con gratitudine, portando dentro di sé tutto il bene raccolto, e affrontando il momento del passaggio con quella pace della coscienza che nasce dall’aver abbracciato il bene ed essere stati di beneficio.

Il bene, ci ha detto, è come un frutto seminato per l’eternità. Per vivere bene la morte, l’estremo passaggio, occorre guardare bene alla vita: scegliere di vivere nel bene, senza oscurare l’occhio del cuore e dell’amore universale.
Sereni, proprio per questo, che Francesco e Chiara sono andati incontro a sorella morte.

Suor Cristiana ci ha parlato anche di come si concilia la generosità, l’essere presenti e di beneficio nel mondo, con la condizione della clausura: la comunità monastica, tutta, anche in clausura, ha il compito di farsi segno e segnale di ciò che è importante.

C’è bisogno nel mondo di chi ricorda il valore di una vita interiore profonda e di quanto sia prezioso essere promemoria per gli altri di una vita interiore ricca e, anche, affascinante come scelta.
Ecco che per le Clarisse la meditazione diventa non solo un dialogo con se stesse, ma un dialogo con il mondo: il silenzio è necessario per renderlo possibile.

San Damiano ci ha accolti Fra Mauro, in uno spazio dedicato al dialogo inter religioso ha voluto riallacciarsi anche lui al tema del nostro ritiro. Ci ha chiesto di indicare, con una parola o un’immagine, a cosa pensassimo quando sentivamo la parola morte.

Ci ha parlato poi del Cantico di Frate Sole come di un canto sulla morte, che vede tutto il creato come lode a Dio – Laudato sì, mi Signore, per sora nostra morte corporale. Le creature, inclusa la morte, sono manifestazioni dell’amore di Dio: tutto ciò che esiste ci dice qualcosa di come siamo, e anche la morte ci dice qualcosa di noi e della vita stessa.

Per Francesco, ci ha detto Fra Mauro, esiste anche una morte seconda: quella di rimanere chiusi in se stessi, senza aprirsi agli altri. Alcune intuizioni che riguardano la profondità di noi stessi vanno raggiunte, non semplicemente comprese e per questo passaggio è necessario aprirci agli altri.

La fraternità è la prima occasione in cui si comincia a rinunciare al proprio corpo, dedicando il proprio tempo agli altri: così ogni giorno si perde un po’ se stessi ma ci si ritrova mettendosi al servizio di chi ha bisogno. Quella che per noi buddhisti è la compassione universale, essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti.

L’altro modo è la cura dei frati infermi, anziani e malati, che prevede un accompagnamento spirituale specifico – un tema, quello della cura, da sempre centrale per i frati, testimoniato dagli erbari, dalle infermerie, dalla produzione di medicinali.

In questi due luoghi intrisi di spiritualità, il tema che stavamo portando avanti nel ritiro – l’impermanenza – ha trovato un’eco profondo: la morte, in fondo, non è che la forma più radicale dell’impermanenza, e guardarla insieme, da tradizioni diverse, ci ha aiutato a riconoscerne il volto anche nel nostro cammino quotidiano.

Un’esperienza che portiamo nel cuore

L’esperienza di Assisi non si è conclusa con la fine del ritiro. Ci portiamo a casa il ricordo di giornate in cui la pratica, il silenzio e l’ascolto di altre voci e altre tradizioni continueranno a tessere silenziosamente una rete di consapevolezza, a ricordarci che ogni cosa passa, e che proprio per questo ogni passo, ogni gesto, ogni respiro può diventare preghiera e pratica di Dharma.

Ringraziamo tutti i partecipanti, coloro che ci hanno sostenuto a distanza, le persone speciali che abbiamo incontrato all’Oasi del Sacro Cuore, le sorelle Clarisse di Santa Chiara e i frati francescani di San Damiano per l’accoglienza calorosa.

Ci salutiamo con l’augurio e la gioia di ritrovarci ad Assisi il prossimo anno, per vivere insieme il nostro nuovo ritiro di meditazione. Portiamo con noi la straordinaria energia del gruppo, la bellezza della fratellanza e il prezioso sostegno dei nostri insegnanti. Che la spiritualità e le benedizioni che respiriamo in questi luoghi sacri possano nutrire il vostro cammino fino al nostro prossimo incontro. A presto, nello stare insieme.