Riflessioni dal Lamrim di Pabongka Rinpoche per la Giornata Mondiale della Gentilezza

Fonte foto www.dalailama.com
Giovedì 13 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata della Gentilezza, in ricordo del giorno d’inizio della conferenza del World Kindness Movement, svoltasi a Tokyo nel 1997 che portò alla firma della Dichiarazione della Gentilezza.
Nel nostro tempo, in cui spesso la fretta e l’individualismo sembrano prevalere, la gentilezza può apparire come un gesto fragile, quasi secondario. Eppure, nel cammino del Dharma, essa è la radice stessa della felicità e la condizione di ogni crescita spirituale, personale e collettiva.
Nella tradizione buddhista, la gentilezza non è un semplice atto di cortesia, ma un modo di vedere il mondo e interagire con esso: la consapevolezza che la nostra esistenza è intessuta dell’amore, della fatica e del sacrificio di innumerevoli esseri. Ogni respiro, ogni cosa che ci nutre o ci ripara, è il frutto di un’interdipendenza vasta e invisibile.
La gentilezza come fondamento della vita
Nel Lamrim di Pabongka Rinpoche, si legge:
“Un solo sacco di farina d’orzo, ad esempio, è il risultato di grandi fatiche.
Alcuni esseri hanno dovuto arare il campo, altri lo hanno irrigato, altri hanno trebbiato il grano e così via.
L’edificio in cui ci troviamo è il risultato della gentilezza degli esseri…
Grazie alla gentilezza di tutti gli esseri abbiamo ricevuto temporaneamente questa preziosa rinascita umana e, in definitiva, grazie alla loro gentilezza svilupperemo bodhicitta e potremo ottenere lo stato di Buddha.”
– Meditazione sui sette punti del training mentale (Lojong)
Ogni cosa che usiamo, ogni comodità, ogni occasione di crescita spirituale nasce da un tessuto di relazioni e sforzi condivisi.
Riconoscere questo significa tornare a guardare la vita con gratitudine: il cibo che mangiamo, gli abiti che indossiamo, la casa che ci protegge, tutto è dono della gentilezza di altri esseri, umani e non umani.
Questa consapevolezza trasforma la gentilezza da gesto a pratica contemplativa: una forma di meditazione che riconosce l’interconnessione e apre naturalmente alla compassione.

Foto di Piero Sirianni. Fonte fpmt.org
Tutti gli esseri sono stati nostra madre
Pabongka Rinpoche ci invita a riflettere anche in modo più profondo e poetico:
“Non esiste un essere senziente che non sia stato nostra madre…
Come potreste ignorare queste vostre gentili madri, che sono alla deriva nell’oceano del Samsara, e aspirare unicamente alla vostra liberazione personale?”
– Discorso introduttivo
Se guardiamo con la mente del cuore, comprendiamo che non c’è essere che non ci abbia amato, in qualche tempo o forma.
Nel ciclo delle rinascite, ogni creatura è stata nostra madre, nostro padre, nostro amico.
Anche se non lo ricordiamo, siamo legati da una rete di cure e di doni che attraversano il tempo.
Questa visione non chiede di credere a qualcosa di lontano, ma di sentire: di riconoscere nel volto di chi incontriamo lo stesso desiderio di felicità che vive in noi.
Così la gentilezza diventa una forma di memoria spirituale: ricordare il debito di amore che condividiamo con tutti gli esseri senzienti.
Ricambiare la gentilezza
Come possiamo restituire ciò che abbiamo ricevuto? Pabongka Rinpoche ci guida con parole di grande lucidità:
“Semplicemente donando loro del cibo o dei vestiti li libererò solo da fame e sete temporanee…
Riceverebbero invece un beneficio immenso e duraturo ottenendo ogni possibile felicità e liberandosi da ogni sofferenza.
Per tale motivo desidero condurli allo stato di Buddha.”
– Meditazione Ricambiare la gentilezza, capitolo Sviluppare Bodhicitta tramite l’Istruzione di Causa ed Effetto.
Il modo più alto di ricambiare la gentilezza è coltivare Bodhicitta, il desiderio di portare ogni essere alla liberazione dalla sofferenza.
Non è un ideale astratto, ma un’intenzione che si manifesta in ogni gesto quotidiano: un sorriso, l’ascolto, una parola gentile, il pensiero di benevolenza rivolto a chi soffre.
Ogni atto di gentilezza diventa così parte del grande cammino comune.
Un cuore che ricorda
Langri Tangpa, maestro del Lojong, scriveva:
“Contemplando il modo in cui potrò ottenere il supremo beneficio grazie a tutti gli esseri senzienti,
possa io prenderli sempre più a cuore.”
– Langri Tangpa, “Otto versi per addestrare la mente”, verso VIII
In questo giorno dedicato alla gentilezza, possiamo fermarci un momento a contemplare quanto siamo sostenuti, accolti, amati e aiutati in questi vita. Ogni essere, visibile o invisibile, contribuisce al nostro cammino. Ricordarlo è già un atto di gentilezza enorme, verso noi stessi e gli altri.
Possa questa consapevolezza fiorire in noi come gentilezza spontanea, che non cerca ricompensa ma riconosce l’unità di tutte le vite.
E possa ogni gesto, ogni pensiero, diventare oggi occasione per augurare:
“Possa ogni essere senziente ottenere la felicità e le cause della felicità.
Possa essere libero dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza.”
– Dai quattro Bramavihara, la meditazione sui “quattro incommensurabili”.

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