Nel solco di Battiato: i monaci Bormolini e Stordi insieme ai giovani del Collegio Mazza in dialogo sulla ricerca spirituale

Esiste un modo per trasformare l’idea della fine in un potente motore di rinascita? La risposta è racchiusa in un gioco di parole tanto semplice quanto dirompente: “La Cu(ltu)ra della morte per ricostruire la Vita”. È questo il titolo e il cuore pulsante dell’incontro svoltosi presso la Residenza Giuseppe Tosi del Collegio Don Nicola Mazza a Padova nella serata del 4 novembre. Un evento straordinario non solo per l’altissimo valore dei temi trattati, ma soprattutto perché fortemente voluto, progettato e guidato dai giovani studenti universitari del Collegio, che hanno dimostrato il coraggio e la sensibilità di portare al centro del dibattito civile una tematica complessa e profonda, spesso allontanata dalla nostra quotidianità.

La curiosità dei giovani interroga i maestri
L’incontro è nato dal desiderio dei ragazzi di confrontarsi e porre domande autentiche sul senso dell’esistenza, prendendo come punto di partenza la proiezione di una parte del docufilm “Attraversando il Bardo”, legato alla ricerca spirituale di Franco Battiato. Sul palco, stimolati dalla curiosità e dal profondo senso di responsabilità degli studenti, si sono confrontati due testimoni d’eccezione che con Battiato hanno condiviso un pezzo di strada e una profonda affinità spirituale: il monaco e tanatologo Padre Guidalberto Bormolini e il monaco buddhista Massimo Stordi.

È stato straordinario vedere una platea di giovani universitari ascoltare e dialogare apertamente sulla necessità di “prendersi cura” della morte per non ridurre la vita a un frammento anestetizzato. Guidalberto Bormolini ha evidenziato come la nostra società tenda a escludere il limite, finendo per creare un vuoto esistenziale che i giovani cercano spesso di riempire con surrogati o esperienze adrenaliniche. Massimo Stordi ha invece offerto la prospettiva del buddhismo tibetano, dove la consapevolezza dell’impermanenza diventa la base per coltivare amore, compassione e gentilezza nella vita di tutti i giorni.

Il ricordo di Battiato e la forza della condivisione
Sollecitati dagli studenti, gli ospiti hanno tratteggiato un ricordo intimo e schietto di Franco Battiato: un ricercatore instancabile, caratterizzato da un candore fanciullesco e da una totale assenza di distanze nelle relazioni umane. Il momento di massimo coinvolgimento emotivo si è toccato quando un padre, dal pubblico, ha condiviso il dolore per la perdita prematura del figlio. In quel frangente, i concetti filosofici hanno lasciato spazio a una vicinanza umana purissima. Padre Bormolini ha invitato a trasformare la sofferenza in una sfida per generare bene, mentre il Venerabile Stordi ha indicato l’esperienza del lutto come un tesoro doloroso ma potente per sviluppare una compassione ancora più profonda verso gli altri.

Il silenzio della meditazione
L’evento si è chiuso con un momento di grandissima intensità: una meditazione sul respiro guidata dal Venerabile Massimo Stordi. Nel silenzio totale della sala, gli studenti e il pubblico hanno unito le proprie intenzioni, dedicando l’energia positiva collettiva generata dall’incontro alla pace nel mondo e al conforto di chi soffre.

Questa serata ha confermato la missione più autentica del Collegio Mazza: non un semplice alloggio per universitari, ma un posto in cui si coltivano le giovani generazioni a tutto tondo, rendendole capaci di interrogare la società, fare domande scomode e guardare all’esistenza con empatia, responsabilità e immenso coraggio.

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